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"LE BARUFFE CHIOZZOTTE"
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Giornale "L'Arena di Verona"
| PRESENTAZIONE | RECENSIONE |
| Venerdì 23
Agosto 2002 Stasera il debutto «Le baruffe», il Goldoni di Tabula Rasa Dopo il recital al Chiostro di Santa
Maria in Organo di Solimano Pontarollo nel monologo "Peste! Processo
agli untori", per la rassegna
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Sabato 31
Agosto 2002 Chiostro di S.Maria in Organo. Tabula Rasa mette in mano alle donne il sale della disputa in un confronto col sesso maschile Baruffe e pari opportunità Hanno la lingua lunga e basta un niente a
provocarle. Quando poi quel «niente», si fa per dire, è materia che
porta i pantaloni allora la disputa diventa feroce e nulla può tener la
briglia delle donzelle. Al Chiostro di Santa Maria in Organo per la
rassegna «Teatro nei cortili» la compagnia Tabula Rasa ha messo in scena
con successo e ottima affluenza di pubblico la commedia di Carlo Goldoni
«Le baruffe chiozzotte» per la regia di Giancarlo Dalla Mura: uno
spettacolo all'insegna della verve femminile nel quale appunto le
popolane, in bei costumi realizzati da Elettra Guidi, sono sale e pepe
della vicenda e l'ago della bilancia nel pesare la personalità dei
maschi e della femmine messi a confronto quando è la gelosia a farla da
padrona e la necessità di una dote per potersi farsi sposare. La
brillante commedia di conversazione è stata ottimamente interpretata dai
valenti attori della Tabula Rasa che sotto la guida del bravo regista
hanno tirato fuori le unghie in una dinamica, omogenea e frizzante messa
in scena che non sfilaccia ma fa l'orlo alle battute con tutto il cast
all'insegna delle «pari opportunità recitative» ottimamente rispettate.
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"Il Giornale di Vicenza"
Martedì 12 Novembre 2002
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Teatro/1. Buon lavoro della compagnia "Tabula Rasa" a Bertesina |
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È tutta colpa della "suca baruca" se a Chioggia scoppia la baruffa |
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Non delude il pubblico il meccanismo comico ideato da Carlo Goldoni |
Vicenza.
Il Teatrino di
Bertesina, piccolo ma delizioso spazio dove si respira il sapore genuino delle
recite popolari di una volta, si è riempito di pubblico in occasione dell’avvio
di una mini rassegna dedicata a Carlo Goldoni. Assieme alle tre commedie
goldoniane presentate in primavera, questo secondo ciclo di proposte forma un
percorso articolato e interessante sul lavoro del grande Avvocato veneziano e
sul diverso modo usato dalle compagnie amatoriali per rappresentarne le opere.
Con la prima proposta, gli organizzatori hanno portato sul palco del teatrino
uno dei lavori più famosi di Carlo Goldoni, le Baruffe Chiozzotte ,
recitate per l’occasione dalla compagnia "Tabula Rasa" di Verona, reduce da un
impegnativo rodaggio al chiostro di Santa Maria in Organo nel corso della
recente estate teatrale veronese.
Tutta colpa della "suca baruca", se la comunità di donne che lavora al tombolo
in riva al canale in attesa del ritorno degli uomini dalla pesca perde la calma
e trascina tutta la comunità in una serie infinita di baruffe. Toffolo
Marmottina, battellante senza arte ne parte che nessuno vuole a bordo e che gira
per le calli a importunare le putte, offre un po’ di zucca dolce a Lucietta,
promessa sposa al pescatore Titta Nane. Unaltra ragazza, segreta spasimante
dello stesso uomo, imbastisce una tela di pettegolezzi in cui tutti restano
impigliati. Se le donne si limitano a lanciarsi improperi, gli uomini, una volta
attraccata la tartana piena di pesce, passano alle vie di fatto. «Varda che te
sbuso!» minaccia Titta Nane a Toffolo tirando fuori il coltello; «Ciapa!»,
ribatte l’altro lanciando una pietra. Nel parapiglia nessuno si fa male ma
l’autorità costituita, rappresentata dal lustrissimo don Isidoro, cogitore del
tribunale, è costretta ad intervenire.
E qui la fantasia diventa storia, perché Carlo Goldoni è stato davvero per
qualche tempo impiegato nella cancelleria del tribunale di Chioggia e dal suo
scranno ha potuto esaminare con la necessaria tranquillità il carattere
sanguigno dei suoi amministrati.
Don Isidoro e l’avvocato e commediografo Carlo Goldoni sono la stessa persona e
compiono lo stesso lavoro; il primo si dà la briga di comporre le liti, di
mettere d’accordo i fidanzati riottosi, di ristabilire nel campiello la
necessaria normalità, così come il secondo dispone i vari pezzi nella scacchiera
del suo testo, fa scontrare e rappacificare i caratteri e porta tutto e tutti
verso l’atteso lieto fine.
Commedia dalla struttura testuale perfetta, le Baruffe Chiozzotte è una
macchina da teatro che raramente fallisce. Basta seguire il testo fidandosi del
genio dell’autore per scatenare tutti i meccanismi necessari per far divertire
il pubblico, sia che l’opera venga rappresentata alla metà del Settecento in un
teatro della Serenissima o all’alba del terzo millennio alla periferia di una
città industriale.
Gli attori della "Tabula Rasa", qui diretti da Giancarlo Dalla Mura, offrono una
prova di grande generosità. Uomini e donne non si risparmiano - anche sul piano
fisico - per rappresentare la furia con cui i protagonisti si scagliano l’uno
contro l’altro. Particolarmente azzeccate le caratterizzazioni di Sara Callisto
(Lucietta), Alessandra Adami (Checca) e Tiziano Dal Bianco (Padron Fortunato).
Originali - e un po’ fuorvianti - le musiche di stampo arabo/partenopeo, forse
per dire che le sceneggiate d’amore sono le stesse a qualsiasi latitudine.
A sipario calato, applausi prolungati e convinti.
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